Istruzioni per salvarsi la vita (prima che sia troppo tardi)

Istruzioni per salvarsi la vita (prima che sia troppo tardi)

E’ evidente che ci stiamo rubando la vita, in parte per scelta in parte per coazione in parte per inconsapevolezza.

Tutto congiura a strapparci il tempo, a strapparci il corpo, a strapparci il piacere di stare con gli altri. Sempre più soli, sempre più autistici, sempre più prigionieri del nostro mondo straripante di tecnologie inutili (o utili solo a essere meglio sfruttati, da altri o da noi stessi), sempre più atrofizzati e immobili, oppure sempre più di corsa, sempre più sovraffollati di impegni, sempre più disperati, ammalati e esauriti.

Non c’è tempo da perdere. Ora o mai più. Non è facile, ovviamente ma dobbiamo provare a capovolgere l’ingranaggio, a incepparlo, a rallentarlo. Dobbiamo fare marcia indietro e sbarazzarci del milione di minchiate da cui ci circondiamo sotto la pressione inarrestabile del marketing dell’idiozia.

E’ dura, lo so. Io per primo sono dipendente da migliaia di apparenti comodità che mi stanno letteralmente prosciugando denari, spremendo il tempo e azzerando la vita sociale concretamente intesa.

 

Provo a indicare misure graduali di disintossicazione e riappropriazione della vita:

 

  1. Non comprare più alcun oggetto tecnologico che ci “faciliti” la vita. Ricominciamo a riprendere le nostre abilità manuali
  2. Gradatamente ridurre l’uso delle tecnologie. Buttare quelle inutili (strumenti folli per il lavaggio dei denti o la macinazione dei cibi ecc.). Iniziare diete graduali: un’ora senza guardare il cellulare, poi 2, poi 3. Poi lasciare a casa il cellulare per mezza giornata e così via. Spegnere il computer in progressione.
  3. Ridurre tutte le applicazioni
  4. La televisione non come abitudine ma come scelta 🙂
  5. Riprendere gradatamente a scrivere su carta. Ogni tanto osare scrivere una lettera a mano. Poi aumentare.
  6. Leggere leggere leggere e rileggere
  7. Quando si hanno impegni non indispensabili provare a pensare cosa di bello si potrebbe fare in alternativa: andare a trovare un amico o un amante (chiedendo anche a lui di rinunciare al suo impegno, perché sicuramente lo avrà).
  8. Quando si rinuncia al sesso o alla compagnia per un impegno, una volta ogni tanto fare l’incontrario. Rinunciare all’impegno per il sesso o per la compagnia. Poi sempre più spesso.
  9. Vedersi fisicamente. Ogni volta che ci si può vedere fisicamente senza l’ausilio della tecnologia farlo, per quanto faticoso possa apparire.
  10. Esercitarsi a non fare. Prima 10 minuti. Poi una mezzora. Poi un’ora e così via.
  11. Rivendicare il diritto di dormire, se possibile in compagnia.
  12. Mangiare con calma e bene. Ogni volta che è possibile. Rivendicare il diritto a mangiare con calma.
  13. Aumentare gradatamente il tempo che si passa con figli, amici, amanti, mogli e mariti. Non essere di fretta. Ricavare il tempo cancellando impegni. Specie quelli non strettamente necessari. Migliorare i propri criteri intorno all’assolutamente necessario. Quasi nulla di quello che facciamo è davvero strettamente necessario, se non è per autentica passione.
  14. Evitare compagnie di gente troppo indaffarata. Danno il cattivo esempio.
  15. Evitare compagnie di gente troppo ambiziosa. Fomentano nervosismo.
  16. Evitare compagnie di gente troppo tecnologica. Oltre ad annoiare terribilmente inducono complessi di inferiorità del tutto fasulli.
  17. Cercare persone accoglienti e che sanno dedicarci il tempo necessario.
  18. Essere accoglienti e dedicare il tempo necessario a chi ci piace.
  19. Durante una festa provare a ballare balli lenti, come una volta, solo per il gusto del contatto lento e prolungato. Rimandare il dionisiaco a più tardi.
  20. Decelerare, decelerare, decelerare e, ogni tanto, fermarsi.
  21. Decongestionare, decongestionare, decongestionare e, ogni tanto, non aver più nulla da fare.
  22. Fare atti di bellezza a casaccio, già si sa
  23. Più abbracci, più coccole, più ospitalità ecc.
  24. Fare cose impreviste solo perché arriva la voglia di farle, sacrificando impegni o attività programmate con ambiziosi, indaffarati o con apparati tecnologici.
  25. Rifiutare impegni non voluti
  26. Fermarsi in macchina perché abbiamo visto un posto che ci piace, a prescindere
  27. Scendere dal treno perché abbiamo visto un posto che ci piace, non al volo se possibile
  28. Scendere dall’autobus non troppo tardi come nel dottor Zivago, quando c’è del desiderio in ballo
  29. Andate avanti da soli che tanto avete capito e “ancora uno sforzo”!
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6 comments on “Istruzioni per salvarsi la vita (prima che sia troppo tardi)”

  1. francesca

    Per fortuna molte cose fanno già parte di me… grazie

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  2. Paola

    Meravigliosa aspirazione allo stare: con sé, nella natura, nelle situazioni, tra la gente.
    Per godere finalmente di ciò che sta dentro e fuori. E un istinto irresistibile a provarci nonostante noi e il mondo.
    Grazie per dire ciò che sentiamo ma continuiamo a nascondere.

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    26 fatto ieri, ho cambiato strada. Non avevo voglia di fare quella sempre, mi sono persa nella campagne di Agrate.. Esplora guidando piano. Vedo una cascina un po’ abbandonata. Inchiodo accosto. Suono alle case vicine per avere info su quella cascina. Trovo lo zio, prendo Contatto, gli stringo la mano prendiamo in giro il suo cane mini che fa un casino acuto. Un inizio nuovo quello di ieri.

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  5. chicco Beni

    elenco controculturalmente corretto ma resta il fatto che da soli, semplicemente con uno sforzo di autodisciplina sopravviviamo ma sostanzialmente non possiamo cambiare perchè dipendiamo comunque dagli altri, dal mondo. non usciamo dall’alienazione se non ci aggreghiamo con altri altrettanto desiderosi di emancipazione . il punto è dove -come trovare altri così, reali, aldilà della fredda relazione del web. io personalmente mi sento perso e bisognoso di condivisione profonda (sicuramente anche leggera e giocosa specie all’inizio ). non la trovo, mi nutro di surrogati tecnologici per non soccombere. Ho provato con partiti e movimenti ma non si partiva mai dal personale, dalle contraddizioni, dal vissuto. sempre da urgenze applicative, abitudinarie spesso con linguaggi retorici e allora… gli spazi di socializzazione e condivisione si sono in realtà ridotti a spazi di consumo collettivo (discoteche, feste di qualsiasi cosa, partite, centri storici) una volta c’erano le osterie, i lavatoi, gli oratori o i circoli. resta la piazza ma li non cè continuità d’azione ne sviluppo di pensiero, perlopiù si condivide il meteo o la polemica sul governo, fine a se stessa, puro intrattenimento reciproco. perciò mi chiedo CHE FARE? come osare?

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