Torna, grazie ai vaccini, il mito della Scienza

Torna, grazie ai vaccini, il mito della Scienza

Improvvisamente il dibattito sui vaccini ha preso una fisionomia inquietante. Non è più un dibattito su libertà di cura e obbligo di cura ma tra ragione e superstizione, conoscenza e ignoranza, scienza e irrazionalismo. Trasecolo. Davvero?

 

Premetto che non è una faccenda che mi metta la voglia matta di discutere ma improvvisamente ho paura della drammaticità che il dibattito ha assunto.Premetto pure, a scanso di equivoci, che personamente vaccinerei un figlio, avendone uno, più per codardia e per non dovermi assumere una responsabilità che poi potrebbe essermi rinfacciata dalla doxa. Ma con poca convinzione. Ancora meno se si dovesse trattare di 10 vaccini (e non i 4 che feci a suo tempo, o 3 non ricordo). Ancora meno se dovessi farlo perché impedirebbero altrimenti a mio figlio di accedere ad istituzioni pubbliche (il che per lui sarebbe una fortuna ma questa è tutta un’altra storia).

 

Ciò che vedo all’orizzonte non mi piace. Non mi piace l’uso della parola scienza come se fossimo all’epoca di Voltaire, quando la fiducia nella ragione sembrava un vessillo serio da innalzare contro le superstizioni e soprattutto le religioni e i loro poteri. La frase “lo dice la scienza” che ho sentito spesso pronunciare in questi giorni, mi ha fatto allibire. Perché a dirla non erano dei minus habens ma persone a tutta prima ragionevoli e consapevoli.

 

Lo dice la scienza? Improvvisamente dunque la scienza non è più quella cosa dubitativa, fallibile, ipotetica, sperimentale, falsificabile ecc ecc che gli scienziati per primi ci hanno detto che fosse. Sempre pronta a ricredersi, a correggersi, a modificarsi in corso d’opera. No, improvvisamente, udite udite, la scienza diventa una metafisica, un dogma, come l’immacolata concezione. Lo dice la scienza. Ipse dixit.

 

Ma la scienza chi, verrebbe da dire innanzitutto, visto che non pare che questa nuova religione abbia credenti ovunque convinti della stessa cosa (le legislazioni di tutti i paesi mostrano provvedimenti ben diversi). Scienza quando? Ad oggi, a domani, a ieri? 12 o 10 vaccini? E poi perché così tanti? E quanti diventeranno? In futuro dovremo vaccinarci contro il raffreddore perché ci sarà stato un caso di morte per raffreddore (o almeno così decretato dalla Scienza con la maiuscola, come si deve dire per ogni fede)?

 

La non neutralità della scienza è diventato un concetto del tutto fuori moda o viene semplicemente ignorato più o meno pretestuosamente?

 

Intendiamoci, non è una grande novità, dopo il denaro l’ultima metafisica è quella della scienza, della tecnica, degli specialisti, da cui tutti dipendiamo e a cui tutti ci inchiniamo. Come gli scienziati che sparano nuove sindromi maligne per i nostri cuccioli appena varcano la soglia di un ambulatorio o di una scuola. Che guarda caso presuppongono interventi di esperti, terapie, farmaci e compagnia cantando, cioè il grande business della cura. Di cui un ingrediente che non va mai dimenticato è che ci rende sempre più dipendenti.

 

Quando un tot di anni fa mi ammalai di una grave malattia immunitaria una delle cose che mi dissero è che poteva essere stata causata dai molti vaccini che avevo fatto contro le allergie. Ma all’epoca la scienza somministrava vaccini per le allergie come se fosse Dio in persona ad averli preparati. Non so quanti vaccini scientifici mi hanno inoculato nelle braccia all’epoca per le mie allergie alla polvere, ai gatti, ai pollini e compagnia cantando. Con risultati a dir poco fallimentari. Tanto che prendevo dosi massicce di antistaminici continuamente (quelli scientifici pure, anche se facevano dormire a scuola e mi brasavano le fauci).

 

Per carità, io devo alla scienza, alla medicina scientifica per la precisione, la mia qualità di vita, dal momento che i miei reni spacciati dalla famosa malattia autoimmune, mi furono rimpiazzati con uno funzionante tratto da qualcuno che ci aveva lasciato le penne (deo gratia, dopo aver atteso sette anni in dialisi, sempre con immensa gratitudine nei confronti della scienza, per quanto, garantisco, non sia stat una passeggiata).

 

Da allora conduco una vita normale, grazie scienza, grazie sul serio (senza tralasciare che comunque devo prendere 14 pillole al giorno per tutta la vita e non posso fare a meno di un ospedale decente ogni due mesi). Ma io sono un resuscitato dalla scienza, come tanti. Brava la scienza. Si, mi hanno procurato un paio di shock anafilattici, per piccole imprecisioni scientifiche, ma ok, ci sta. Recentemente mi hanno dovuto aprire due volte per un’ernia ombelicale perché alla prima mi ero riempito di sangue come una spugna ma ci sta.

 

Quando entriamo in un ospedale noi siamo nelle mani della scienza. Infatti di solito non capiamo più nulla di quello che ci dicono fino a quando usciamo, se ne usciamo. Non siamo più persone, individui, dotati di volontà autonoma, ma pezzi di carne osservati, denudati, depilati, soppesati, coperti da liquidi di cui non conosciamo la provenienza, presi, spostati, deposti, tagliati, cuciti, ecc ecc mentre qualcuno, talora, in un linguaggio perlopiù incomprensibile, ci dice quello che sta succedendo, se abbiamo la pazienza di chiederlo, cosa che molti si guardano bene dal fare perché appunto, una volta nella mani della scienza, la loro soggettività non ha più alcun valore.

 

La scienza, cavoli, alla scienza noi dobbiamo tutto, anche il nostro straordinario potere militare, la nostra forza bellica, quella con cui abbiamo a continuiamo ad aver il potere di sterminare chi ci viene a noia quando vogliamo.

 

La scienza, quella dell’ICMESA, quella di Chernobyl, quella di Bopal, ecc. ecc.

 

Ma lì erano errori umani. Certo. La scienza non sbaglia. La scienza, quella che ci controlla, ci monitora, ci valuta, ci diagnostica sempre di più, considerandoci più delle macchine da tenere in buon funzionamento che soggetti che semplicemente sono diversi, con bisogni diversi, tempi del sonno diversi, appetiti diversi, idiosincrasie diverse e così via. Dalla quale magari qualcuno non ci sta a farsi maciullare con la chemio per salvarsi uno straccio di vita da poter rivendere sul mercato o attraverso la quale consentire alla scienza di fare nuove ricerche che consentano di provvedere con nuovi screening e test e medicinali (più o meno sperimentali) ad ottenere più uomini-macchine utilizzabili e più utili per fare nuovi ricavi. Oppure invece, per salvare comunque la pelle, ad ogni costo, si sottopone di buon grado.

 

Non si riesce a vedere che in questo delirio dello screening, del test, della diagnosi non c’è affatto una maggiore preoccupazione per la nostra salute ma, come in tanti altri campi scientifici, il business della ricerca, l’avanzamento delle tecnologie e un progressivo aumento spaventoso della dipendenza umana dalla medicina e dalla farmacologia?

 

Dopo anni e anni di antibiotici sparati a raffica su tutti noi (ma era la scienza a dirlo!), poi ci si è resi conto che forse era meglio ridurre perché i fetenti microorganismi che ci infestano sono più veloci e intelligenti degli antibiotici.

 

I vaccini non fanno forse la stessa cosa? Le malattie esantematiche sono un problema di “immunità del gregge” o qualcosa del genere (una terminologia che la dice lunga sulla vivisezione umana) o un problema economico, di “risorse umane” per esempio che devono restare a casa per curare i bambini e di un, per dirla in breve, inefficienza del sistema?

 

Quando non avremo più malattie non avremo più scuse per non andare al lavoro. La prossima generazione supervaccinata sarà sempre in sella, non conoscerà il peraltro iniziatico scorrere della malattia come tirocinio alla vita, al male, al dolore e alla impotenza che tanto potrebbe limitare il nostro delirio maniacale crescente.

 

Non preoccupiamoci, questo è solo un gradino di una scala che conduce verso la produzione di individui finalmente indenni da malattie, capaci di sopravvivere fino a 120 forse 150 anni, con protesi, organi sostituiti, tecnologie che ti consentono di camminare anche se non hai le gambe, di mangiare anche se non hai la bocca, di fare l’amore anche se non hai più quelli (il piacere comunque ce lo veicoleranno via chips sottoepiteliali).

 

Per carità, da buon trapiantato dovrei stare zitto. Zitto ignorante, superstizioso, umanista! La peggiore offesa che si può fare a qualcuno oggi è “umanista”. Non vorrai mica ancora stare lì a difendere la libertà dell’individuo sul suo corpo, sulla sua salute, su quella dei propri figli o dei propri cari di fronte alla sfinge indefettibile della scienza e dell’”immunità del gregge”?

 

L’altra sera alla tv vedevo questa parlamentare del pd, antipatica come pochi, che proprio era fiera e soddisfatta ogni volta che pronunciava la fatidica frase “lo dice la scienza”! E’ stata la prima volta che ho fatto il tifo per un parlamentare della Lega che cercava miserabilmente di controbattere con argomenti friabili perché avrebbe voluto dire anche lui “lo dice la scienza” ma non poteva.

 

Non sapeva che esistono anche valori umani, volontà, arbitrio, intelligenza che possono non essere d’accordo con la Scienza. Non sapeva che la Scienza è un coacervo di ipotesi in continuo conflitto, che gli scienziati se ne fregano totalmente dell’umano, che a loro interessano solo i loro vetrini e le pubblicazioni sulle riviste internazionali.

 

Tra l’altro, sia detto per inciso, i medici non sono necessariamente scienziati, non sono loro nella maggior parte a fare le ricerche su ciò che poi ci somministrano. Ne sanno più o meno quanto noi. Non prendiamocela con i medici, a parte quelli che anche loro dicono “è la scienza”.

 

Ma non si vede che dietro a tutto questo c’è sempre il solito vecchio disegno di iperottimizzazione della funzionalità sociale in termini di rendimento, profitto e riduzione di ogni scarto e differenza?

 

Non lo si vede?

 

Per carità, non me la voglio prendere con i vaccini. Hanno fatto molto. Stanno facendo molto. Ma l’improvvisa crescita esponenziale del loro obbligo, la retorica essa sì inquietante del “lo dice la Scienza” dimenticando tutti i disastri che la signora scienza ha seminato e continua a seminare (ricordate il talidomide o certi mirabolanti antinfiammatori poi ritirati dal mercato come centinaia di altri farmaci scientificamente “miracolosi”?).

 

Ripeto: non ce l’ho con i vaccini ma occorre sempre chiedersi perché certe retoriche tornano in auge. La scienza, lo voglio dire con tutta la comprensione che un vecchio attardato umanista possa avere, è cosa umana, per ora. Anche se comincia sempre di più a non essere sotto il nostro controllo ma sotto quello di macchine e tecnologie autonome. E in quanto umana, anch’essa fallibile.

 

Prima di parlare di Scienza con la S maiuscola, chiediamoci sempre quale disegno di umanità una norma scientifica o meno produce. Quale organizzazione del tempo, dello spazio, dei corpi, della libertà. Che cosa significa ipervaccinare i nostri bambini, accanto a tante altre misure di ortocoltivazione?

 

Cosa significano le diagnosi precoci, il business della prevenzione, la campagna sull’intelligenza emotiva che significa insofferenza per le emozioni oscure, i test continui, i monitoraggi, le quantificazioni, gli algoritmi, gli screening, l’impossibilità sempre più “scientificamente” acclarata, evidence based,  statistica, di scegliere la propria vita?

 

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